Vacanze e viaggi

11.06.2018 22:42

Alba a Lido di Fermo

 

L’estate è alle porte, le fatiche dell’anno scolastico e lavorativo si fanno sentire, si affaccia il desiderio di riposo e di vacanza. 

L’innalzamento della temperatura atmosferica porta spesso a sentirsi meno energici, ci fa scoprire di più, non solo nell’abbigliamento. 

Il caldo abbassa le difese psicologiche, disinibisce un po’, fa emergere la voglia di libertà, scopre desideri che spesso vengono tenuti a bada. 

Emergono alcune domande e riflessioni: 

“Quanto ho lavorato quest’anno! Non posso andare avanti così” “Non ho combinato nulla, che diavolo voglio veramente?” “Continuo così o cambio strada? Ma dove voglio andare? Ce la posso fare?”

L’estate è il periodo dell’anno in cui viene più frequentemente voglia di partire per un viaggio.

La vacanza, il riposo, lo stop agli impegni quotidiani sono una esigenza imprescindibile del corpo e della mente, così come lo è una notte di sonno ristoratore dopo una giornata di lavoro.

Mi ritrovo a constatare che spesso le persone, questo risposo, fanno tanta fatica a concederselo, a partire dai brevi momenti nella quotidianità fino al più ambizioso progetto del programmare un viaggio.

I viaggi vengono comunemente ritenuti un lusso, un extra, qualcosa di superfluo, una cosa da ricchi. Spesso è così, ma non sempre. 

Cosa si intende con la parola “viaggio”?

Nella sua accezione di base il viaggio è uno spostamento da un luogo all’altro: per fare questo è sufficiente immergersi in un buon libro che coinvolga l’immaginazione e il mondo emotivo interno. Si fa un viaggio quando si guarda un buon film. Un altro tipo di viaggio mentale è dato dall’innamoramento che catapulta in un’altra dimensione, molto diversa da quella solita e conosciuta, più intensa e travolgente, unica nel suo genere. L’innamoramento può “accadere” in qualsiasi momento dell’anno, ma non è un caso che si parli di “amori estivi” e non di amori invernali. Anche la psicoterapia è un viaggio: di solito si intraprende per necessità e non per desiderio, può essere considerato un viaggio dantesco dall’inferno (o dal purgatorio) al paradiso con un fido compagno di viaggio, il terapeuta Virgilio che accompagna a perdersi e a riveder le stelle.

Il viaggio è un movimento da un luogo ad un altro che permette di sperimentare qualcosa di diverso dal già noto e conosciuto. Visitare un luogo fisico diverso da quello dove si vive è una esperienza più coinvolgente e arricchente di qualsiasi altra: permette di uscire dalla dimensione di vita in cui si è immersi solitamente. La quotidianità è rassicurante ma allo stesso tempo può impoverire ed impoverirsi. La natura ci insegna che un terreno ha bisogno della rotazione delle colture altrimenti si inaridisce e non produce più frutti. Gli esseri umani sono esseri di natura e si impoveriscono se non si nutrono di stimoli ed esperienze diverse.

Visitare un’altra città, un altro paesaggio, un'altra cultura, altre tradizioni, vedere luci, colori e  forme differenti, assaggiare sapori sconosciuti, sentire profumi e aromi diversi, conoscere persone nuove, così estranee ma allo stesso tempo così vicine….non ha prezzo.

 

Il viaggio ha un costo economico e un costo psichico.

Ce ne sono per tutte le tasche: dalla economica e breve gita fuori porta al mare, in montagna o in città, al resort cinque stelle plus dall’altra parte del mondo; dal viaggio avventura stile “turisti fai da te” a quello tutto organizzato nei minimi dettagli; si può partre da soli o in compagnia di amici o di sconosciuti. Sul web ci si può fare una idea di quante centinaia di possibilità ci siano oggi. Ancora esistono le agenzie di viaggi fisiche, per fortuna, perché spostarsi improvvisando senza alcune conoscenze e sicurezze di base può diventare molto pericoloso.

Il costo psichico del viaggio è più complicato da valutare: partire per un viaggio significa avere, in quel momento, un minimo di apertura alla diversità. Ad esempio avere la semplice disponibilità di dormire in un letto diverso da quello solito. Si può partire per un viaggio se, in quel momento della propria vita, si è aperti alla novità. Il viaggio non è mai rilassante, anche se si va in un hotel di lusso o in una spa. Figuriamoci quando si parte per una avventura di conoscenza di nuovi luoghi. Staccare dalla routine significa fare spazio a luoghi della propria mente che normalmente si tengono chiusi, emergono contenuti che normalmente si tengono a bada perché hanno un contenuto emotivo troppo forte o perché  custodiscono i propri veri desideri.

Freud divide il mondo psichico in tre luoghi: l’Es, l’Io e ed il Super Io. L’Io è tutto quello che siamo o che pensiamo di essere in relazione a noi stessi ed agli altri, è l’istanza psichica che ci permette di descriverci come una identità adattata nel mondo: ad esempio, io sono Giselle, ho questo carattere, faccio questo lavoro, sto nel mondo nel mio particolare modo. L’Es è l’insieme dei desideri più profondi, alcuni (pochi) conosciuti, ma molti inconsci nascosti e spesso in profonda contraddizione con le esigenze della società. Il Super Io è l’istanza giudicante, è quella voce interna che giudica ogni cosa che si pensa o che si fa: “E’ sbagliato!” o “ E’ colpa tua!” o “Non farlo, non serve a niente”. L’Io, sostiene Freud, non è sovrano in casa propria ed è servo di due padroni, sempre in bilico tra i desideri veri e profondi custoditi nell’ Es e le esigenze limitanti della società conservate nel Super Io.

Essere disponibili a partire per un viaggio fisico significa essere pronti ad accogliere la diversità di un luogo sconosciuto: lo spazio fisico che si visita ma soprattutto il territorio interiore.

Il costo psichico del viaggio è questo: sei disposto a correre il rischio di incontrare e conoscere quella parte di te di cui sospetti l’esistenza ma che non hai avuto ancora il coraggio di esaminare attentamente?

A volte il desiderio del viaggio si staglia nettamente, e non serve dire nulla in più. Quando il desiderio è netto: “Voglio partire” il cuore e la mente sapranno dove andare a parare per organizzare fattivamente quello che si cerca.  Si organizza il viaggio  includendo nel pacchetto la variabile feconda dell’imprevisto.

Altre volte il desiderio del viaggio è una specie di lampadina, un faro che illumina la notte ed accende una possibilità. Lacan sostiene che l’inconscio è caratterizzato da una pulsazione, si apre e si chiude ed in questo movimento produce delle formazioni, dei momenti di profonda verità soggettiva.

Se l’inconscio produce questo desiderio, questo seme, poi si deve scegliere se piantarlo e farlo fruttare o se gettarlo sull’asfalto e farlo morire. Spesso si fa sentire il Super Io che grida “Non serva a niente” “Lavora lavora lavora, produci produci produci, risparmia risparmia risparmia”. Prendersi cura di sé significa alimentare tanto il corpo quanto la mente, in uguale misura. Il terreno interiore si inaridisce se non si variano le colture,  esattamente come il corpo deperirebbe se si mangiassero sempre le stesse cose.

Il viaggio potrebbe stare a pieno titolo tra le esigenze nutrizionali di base dell’umanità. Vedere nuove terre e guardare con nuovi occhi permette di sviluppare gli anticorpi che proteggono da molte dinamiche tossiche che affliggono i singoli individui ed i gruppi umani: la rigidità mentale, la chiusura in se stessi, l’egocentrismo, gli stereotipi, il razzismo, la paura della diversità, quella verso le parti sconosciute di sé e quella verso l’esterno.

Il vero lusso del viaggio non è quello economico finanziario, ma quello di concedersi nuovi orizzonti interiori.

Aliano (provincia  di Matera)

Festival La luna e i calanchi estate 2016

 

Articolo scritto da Giselle Ferretti. Se ti piace puoi condividerlo con il link a questa pagina, grazie!!