L'autostima non esiste

07.10.2016 11:11

Quanto valgo?

 

E’ la domanda sottintesa in ogni relazione umana: quella con se stessi in primis, quella con gli altri.

Cerchiamo continuamente conferme al nostro valore:

“Sono bravo a lavoro?”

“Mi apprezzano in famiglia?”

“Il mio partner mi ama veramente?”

“Sono sufficientemente bella?”

“Cosa devo fare per essere accettato?”

Si può oscillare da un estremo opposto all’altro.

 “Non valgo nulla!”

Il difetto di autostima più evidente è quello che si esprime nell’ immobilismo, nella tendenza a mollare la spugna subito. Non mettersi mai in gioco, non rischiare per paura – o certezza – di un fallimento sono le classiche espressioni di chi si sente sempre mancante e in difetto.

Ma ci sono anche le persone che cercano in ogni modo di riempire quella mancanza e di conquistare valore: si prodigano in ogni modo alla ricerca di conferme in ogni ambito della propria esistenza, si ingegnano per soddisfare le aspettative altrui. Raggiungono obiettivi “visibili” nello studio, nel lavoro, ma sembra che i traguardi non bastino mai per raggiungere l’ideale che si sono prefissate. L’autostima è sempre bassa, anche se è difficile da comprendere in una persona che ha avuto successo nella vita.

“Perché io valgo”

Poi c’è la categoria delle persone sicure di se stesse, talvolta piene di sé o addirittura narcisiste vere e proprie, convinte di essere perfette e di non sbagliare mai. Ma un osservatore attento intuisce che dietro tanta ostentazione si nasconde un tentativo, spesso riuscito, di celare insicurezza, paura,  inconsistenza.

Ricapitolando: chi non crede in se stesso ha una bassa autostima così come chi crede troppo in sé?

 

Bisogna distinguere tra l’autostima come fortezza esteriore e l’autostima come centro di gravità permanente interiore.

 

 

L’autostima come fortezza esteriore

Il grado di accettazione di se stessi  è legato a tanti elementi: la valutazione delle proprie capacità, il grado di fiducia nelle proprie emozioni e sensazioni, il rapporto con il proprio corpo, la fiducia in sé e nel mondo esterno, la sensazione di poter agire e di avere alternative.

Da cosa è determinata?

L’autostima è il risultato soggettivo che scaturisce da una serie di fattori: i successi e gli insuccessi vissuti, la modalità di affrontare le esperienze nuove, il tipo di lettura data ai fallimenti, la consapevolezza effettiva delle proprie capacità e dei propri limiti, l’accettazione dei propri difetti, la flessibilità rispetto al cambiamento.

“Soggettivo” significa che non c’è relazione di causa-effetto tra ciò che si è vissuto e il risultato che ne deriva. Certamente risulta determinante il vissuto familiare: il modo cui si è stati amati e cresciuti, quale posizione di figlio si è occupato nella coppia genitoriale e rispetto a fratelli e sorelle, gli schemi emotivi, cognitivi e comportamentali del padre e della madre, i modelli coscienti, ma soprattutto quelli inconsci.

Ogni disagio umano e psicologico è legato alla questione autostima: depressione, ansia, dipendenza, problemi emotivi, relazionali, lavorativi.

Avere problemi con il proprio valore come persona si esprime in tantissime forme: relazioni sentimentali profondamente insoddisfacenti, relazioni lavorative problematiche, non saper dire di no, non riconoscere i propri desideri più profondi, trovarsi sempre nelle stesse situazioni negative, difficoltà ad emergere nella professione, disagio nel realizzare se stessi, ansia e preoccupazione eccessiva per la propria salute e per quella dei propri cari, isolamento sociale e relazionale, problemi a creare e mantenere amicizie e relazioni sentimentali stabili, difficoltà nella gestione del denaro.

Nelle separazioni ad esempio, i litigi per questioni finanziarie, sono legati in minima parte a questioni effettivamente economiche. Si cerca di quantificare o risarcire in termini monetari qualcosa che di finanziario non ha nulla: il valore della persona e l’importanza  della relazione.

Bisogna capire su quale fattore, di quelli sopra elencati, è opportuno lavorare. Su ognuno di essi si può fare qualcosa. Il primo passo è consapevolezza e conoscenza: analizzare dove si annida la difficoltà ed intervenire.

 

Il centro di gravità

 

In realtà la scoperta più importante che si può fare è che la questione “autostima” si risolve, quasi integralmente, nel momento in cui si fa l’esperienza che il nostro essere, la nostra esistenza, la nostra vita, non coincide con quello che sappiamo fare, con i successi che abbiamo ottenuto, con quello che gli altri pensano di noi.

 

“Io valgo al di là di ciò che so fare.”

“La mia vita è preziosa per il solo fatto di esistere.”

I successi, le prove, gli obiettivi raggiunti, il lavoro, la scuola, il riconoscimento degli altri sono indispensabili per l’autostima.

Sono il mezzo, non il fine!

Il valore di sé non è un oggetto. Non si può nominare, né vedere, né descrivere! E’ una esperienza.

Significa avvertire, sperimentare che al cuore di ognuno di noi….c’è nulla, ma questo nulla vale tantissimo!

L’esistenza ha valore in sé, al centro non c’è qualcosa, ma una inconsistenza che ha un valore inestimabile, è preziosa, unica ed irripetibile. Fare esperienza del proprio valore, in questo senso, diventa un centro di gravità permanente. E’ un sentimento di fiducia incondizionata nella vita, è la scoperta della propria unicità nel bene e nel male.

Jacques Lacan la definisce “mancanza ad essere”, gli esseri umani sono abitati da una mancanza strutturale, incolmabile, ma che è ciò che muove la vita stessa.

Quando si fa questa esperienza, si acquisisce anche un senso di fiducia incondizionata nella vita, nel bene e nel male, che permette di vivere appieno il presente, senza il rimpianto nostalgico del passato o l’attesa spasmodica e ansiosa del futuro.

 

Come si fa?

Fare esperienza significa che nessuno può realizzarlo al proprio posto. E’ una consapevolezza emotiva, non intellettuale. E’ un cammino, continuo. E’ fatto di incontri significativi, nel bene e nel male, ma la scoperta è sostanzialmente solitaria. La responsabilità è solo la propria, soggettiva. Per questo non servono a nulla le rassicurazioni altrui, anzi, spesso innervosiscono e peggiorano un vissuto di svalutazione di sé.

Aver vissuto esperienze di amore incondizionato aiuta. Fare questa esperienza di valore è più semplice si è vissuto l’amore in questo senso. Vivere l’amore senza riserve significa che si è stati amati per il solo fatto di essere al mondo, non perché si ha soddisfatto le aspettative altrui.

Se si è stati amati nelle relazioni vissute (la famiglia, le persone incontrate nella vita) è più facile riconoscere l’amore dentro di sé. Ma, si sa, le relazioni sono complicate e ricche di incidenti significativi: delusioni, problemi, grosse mancanze. In tal caso,  il percorso per arrivare ad esperire l’amore dentro di sé può essere più difficile.

Nessuno è immune da incidenti di percorso. La vita picchia duro.

Ma quando sai con certezza che c’è un tesoro dentro di te, la strada può essere accidentata, eppure troverai il tuo modo per arrivarci.

E’ necessario riconciliarsi con la propria storia, il proprio passato, da dove si viene, accettare quello che è stato e partire da lì, assumendosi la responsabilità della propria vita, vivendola in prima persona abbandonando atteggiamenti vittimistici e  smettendo di cercare negli altri la colpa delle proprie sventure.

Ciò che rende difficile questo percorso, è che questo nucleo ha la possibilità di emergere quando qualcosa nella nostra vita non va e viene tagliato via: nel dolore, nella perdita, nell’insuccesso.

“C’è una crepa in ogni cosa, ma è da lì che entra la luce”. Leonard Cohen

Ostacolano questo cammino il senso di inferiorità e l’egocentrismo. Sono tipici atteggiamenti infantili: il bambino dipende effettivamente dall’altro ed è al centro degli interessi di genitori ed adulti.

Da adulti, questo atteggiamento va abbandonato. Per trovare il proprio centro bisogna sperimentare il senso di comunione con l’altro, la disponibilità alla condivisione e al confronto, imparare a distinguere tra le responsabilità altrui e quelle proprie.

Il senso di colpa ingiustificato si nutre proprio di quest’ultimo aspetto: la paura dell’imprevisto, il desiderio di tenere tutto sotto controllo, illudono che ogni cosa dipenda da sé e che tutto sia propria responsabilità, nel bene e nel male.

Imparare a tollerare la frustrazione e ad accettare che non tutto dipende da sé stessi, da un lato pacifica, ma dall’altro angoscia. Allora spesso si resta affezionati ad un rassicurante, noto, ma limitante, senso di colpa.

Nemico giurato dell’autostima è la paura! Paura di non farcela, di fallire, di sbagliare, di perdere. Una volta acquisita la sensibilità per il proprio indiscutibile valore come individui, le ombre, gli insuccessi, non spaventano più.

“A ciascuno il compito di trasformare le proprie ferite in punti di inserimento per le ali.” J. Sullivan

 

Chi mi dà la certezza che ho un tesoro in me e che io valgo davvero?


Qualcuno è convinto: di quel tesoro dentro di sé non ha avuto mai traccia.

A quelle persone chiedo: siete proprio sicuri?

Non vi è mai successo di provare anche un solo istante di gioia apparentemente immotivata, una serenità che non sapevate a cosa attribuire, una leggerezza? Ci sono istanti apparentemente semplici e banali, in realtà densi di significato emotivo che testimoniano della nostra partecipazione attiva nella vita: il senso di comunione quando ci si immerge nella natura, la dolcezza del calore umano dell’amicizia, l’armonia di un amore ricambiato, il piacere dell’ascolto della musica, l’energia che scaturisce dalla nascita di una nuova passione, la passione per un ideale, la visione della gioia pura e senza fine di un bambino.

Il valore di sé è profondamente legato al senso della vita. “Da dove vengo, chi sono, dove vado” sono le domande esistenziali  che ogni essere umano prima o poi trova a farsi. Domande che in certi momenti si impongono in modo brutale (un dolore, un lutto, un abbandono, un trauma, una malattia), altre volte restano come un rumore di sottofondo, a disturbare lievemente la quiete apparente e rassicurante della routine. Salvo poi esplodere sotto forma di sintomo: un attacco di panico, una fobia, la depressione, l’ipocondria ecc…

 

“La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce; senza cura di sé, né desiderio di essere guardata”

Angelo Silesio

“…essere pienamente una rosa, nella sua unicità, e assolutamente non un’altra cosa, costituisce già una sufficiente ragion d’essere. Ciò esige infatti dalla rosa che essa metta in moto tutta l’energia vitale di cui è dotata. Fin dal momento in cui il suo gambo emerge dal terreno, esso spunta in un senso, come mosso da un’inarrestabile volontà….ecco allora, finalmente, che la rosa si manifesta in tutto il fulgore della sua presenza, propagando le sue onde ritmiche verso ciò cui aspira, il puro spazio senza limiti. Questa incontenibile apertura nello spazio è simile ad una fontana che zampilla ininterrottamente dal profondo. Perché se la rosa deve durare il tempo del suo destino, non può tuttavia fare a meno di trovare il proprio fondamento, per così dire, nel suo inabissarsi nel profondo….”  

Francoise Cheng, Cinque meditazioni sulla bellezza.

Lo scrittore e regista Silvano Agosti, sostiene una curiosa petizione: promuovere l’essere umano come patrimonio dell’umanità. Lo fa in modo originale, creativo e disarmante. Nelle sue opere c’è la celebrazione della preziosità di ogni singola vita umana. Nel modo che è proprio solo dell’arte, invita ognuno a prendere atto di questo. L’autodistruzione e la violenza non avrebbero ragione d’essere se si riuscisse a giungere a questa esperienza.

Noi esseri umani siamo tutti diversi, ma tutti uguali. L’esperienza della bellezza dell’esistenza non è preclusa a nessuno. I bambini, tutti, ce lo insegnano con la loro purezza, innocenza, gioia di vivere.

Bisogna imparare a individuare, riconoscere e nutrirsi del bello: belle persone, belle sensazioni, belle esperienze.

Il compito evolutivo di ogni individuo è il percorso di conoscenza di sé, scoprire questo tesoro, facendo bene attenzione a tutti i doni che si incontrano sulla strada per arrivarci!

Come sostiene Jung ognuno ha la sua via. Seguire gli indizi che si pongono sul proprio cammino: approfondire qualcosa da cui siamo incuriositi, un libro, un film, un autore, una persona; essere o cercare di essere flessibili, fare nuove esperienze, incontri, provare qualcosa che esce dagli schemi abituali; cimentarsi in qualcosa che non si è mai fatto.

Compare la paura? Agire come se si avesse fiducia.

Aprirsi e sperimentare il nuovo purché ci siano condivisione, crescita, sicurezza e rispetto, per sé e per gli altri.

 

E QUINDI?

 

Quando si parla di autostima, si sottolinea sempre la necessità di aumentarla: migliorare le prestazioni, aumentare gli obiettivi da raggiungere, dimostrare forza e competenza. Va bene.

Ma non dimentichiamo il valore prezioso dell’inciampo, dell’impasse, della debolezza, dell’umanità.

Aumentare l’autostima come fortezza esteriore non è sempre la soluzione vincente, anzi, talvolta allontana dal proprio vero centro.

Fiducia in se stessi non significa essere sempre forti, anzi! Significa fidarsi delle proprie sensazioni, anche quelle apparentemente spiacevoli. Tristezza, paura, rabbia, vanno accolte, attraversate, vissute, e infine lasciate andare. Hanno un senso ben preciso. Le ombre e le debolezze fanno parte di sé, come tutto il resto. Ci rendono ancora più unici e insostituibili. Tentare di nasconderle, evitarle, camuffarle, soffocarle, significa farle esplodere prima o poi in modo ancora più distruttivo, verso sé o verso gli altri.

Riconoscerle, accoglierle, dare loro un posto. Non è facile. Significa imparare ad accettare la propria caducità e finitudine. Lacan scrive: “Non c’è Altro dell’Altro” Ovvero, non c’è Nessuno che garantisca Nulla. Ma quando si riesce in questo, si diventa capaci di vivere appieno il presente, senza fissarsi ossessivamente sul passato o sul futuro.

E’ un lavoro che richiede pazienza ed esercizio, a livello razionale, ma soprattutto emotivo: capire a livello intellettuale è condizione necessaria, ma non sufficiente. 

E’ indispensabile una esperienza emotiva, qualcosa che abbia a che fare con l’inconscio, un mutamento profondo. Agognato ma temuto, perché quando si cambia, si lascia qualcosa di noto per l’ignoto.

Un ignoto prezioso che costituirà la fonte di energia per vivere la propria vita ricca di soddisfazione, gioia, gratitudine per ciò che si è e si incontra,  non per ciò che si ha.

Entrare in contatto col proprio centro significa diventare indipendenti dalle lodi o dalle critiche altrui.

E’ un viaggio, fatto di incontri, scoperte, momenti di gioia e momenti bui. E’ una camminata in montagna. Si fatica, ci sono momenti duri, a tratti sembra di non potercela fare. Ma si è circondati da bellezza a cui essere grati solo per l’esistenza: i fiori, le pietre, gli animali, il cielo, le nuvole, il noto e l’ignoto. Tutto è lì da sempre, ma ogni volta è tutto diverso. E infine la vetta. Ma non finisce lì. Dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere. Ci saranno altri viaggi, altre vette, altri compagni di viaggio.

L’autostima non esiste perché non è un oggetto, non  c’è un premio finale, non è possibile raggiungere un ordine definitivo, permanente e stabile. Perché nella vita tutto è movimento e cambiamento.

Ma questo irraggiungibile è ciò che alimenta la vita stessa. 

Ognuno con il proprio contributo unico ed irripetibile.

 

Tutte le foto, ad esclusione del girasole, sono state scattate da me.

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© Dott.ssa Giselle Ferretti

 

Sullo stesso argomento rimando ad articoli che ho scritto in precedenza

Sulla mancanza e il desiderio

www.medicitalia.it/blog/psicologia/4182-mancanza-desiderio.html

Sull'autostima nei bambini e negli adolescenti

www.medicitalia.it/blog/psicologia/2470-autostima-bambini-riflessioni-genitori.html

 

SPUNTI BIBLIOGRAFICI

Silvano Agosti, Lettere dalla Kirghisia.

Anselm Grun, La via all’autostima. Per vincere le paure.

Alfred Adler, La psicologia individuale.

Francoise Cheng, Cinque meditazioni sulla bellezza.

Francoise Cheng, Cinque meditazioni sulla morte, ovvero sulla vita.

Jung, Il libro rosso.

James Hillman Il codice dell’anima.

Maria Montessori, Come educare il potenziale umano.

Maria Montessori, Educare alla libertà.